Robert Altman, il grande regista americano, scomparso a 81 anni, aveva appena ricevuto l’Oscar alla carriera. Da "M.A.S.H." a "Radio America" a "Nashville" il ritratto mai convenzionale di un paese controverso. «Ho sempre pensato che questo premio significasse la fine. Ma io ho in programma di continuare a girare film fino a quando durerò, e fino a quando la gente mi consentirà di farli». Aveva torto Robert Altman, che è morto lunedì notte in un ospedale di Los Angeles. Quel premio Oscar alla carriera, ricevuto a marzo da Meryl Streep e Lily Tomlin dopo averlo sfottuto, significava sul serio la fine. A maggio, per la verità, era riuscito a finire A Prairie Home Companion, ma lui stesso aveva avvertito: «E' un film sulla morte».
Fonte: La Stampa.it
Non sono per niente d'accordo, altrimenti si comincerebbe a pensare che gli Oscar portano veramente sfortuna, come nel caso delle ultime premiate come migliori attrici e successivamente separate dai rispettivi compagni e mariti!
E comunque anche senza Oscar Robert Altman era e rimane un grande, anticonvenzionale regista che ci ha aiutato a capire, e magari anche a comprendere, le contraddizioni dell'America di ieri e di oggi.
giovedì, novembre 23, 2006
Addio Robert
lunedì, novembre 13, 2006
Fascisti su Marte
Su Wikipedia Corrado Guzzanti, nato a Roma il 17.5.65, è definito un comico italiano.
Tra i suoi personaggi ricordo il regista Rokko Smitherson, l’adolescente coatto Lorenzo, il messia Quelo, la conduttrice televisiva Vulvia (che gambe!), il poeta Brunello Robertetti, ma anche le imitazioni di molti famosi, Venditti in primis, Funari, Rutelli, Bertinotti, Fede, Prodi...
Ma Corrado è molto di più: è un inesauribile autore di testi e strisce satiriche televisive che hanno lasciato il segno, e forse perché in tv le cose più belle vanno viste a puntate forse “Fascisti su Marte” ha pagato la caratteristica di lungometraggio e ripeto forse avrebbe avuto maggior audience centellinato a livello televisivo.
Per quale motivo? Perché il film è ambizioso, ricco di trovate: lo spunto è la conquista di Marte, il famoso pianeta “rosso”, e dei Mimimmi suoi abitanti (!), da parte del gerarca Barbagli e di cinque arditi, il tutto narrato e ripreso in stile documentario come quelli dell’Istituto Luce e con una colonna sonora ricchissima che raccoglie canzoni d’epoca, brani di musica classica e parodie delle canzoni fasciste.
Insomma, una vera e propria indigestione!
Speriamo di rivederlo presto a puntate in tv, sarebbe un bel regalo di Natale.
Jack Palance
Faccia da cattivo per eccellenza (alzi la mano chi non ha detto almeno una volta: ma quell’attore lì dove l’ho già visto?) scomparso il 10 novembre scorso all’età di 87 anni, Jack Palance ha partecipato a più di 100 film, girati anche in Italia, e ha visto premiata la sua carriera, caso strano, con Oscar e Golden Globe nel 1992 come migliore attore non protagonista nel film commedia (!) “Scappo dalla città, la vita, l’amore e le vacche”.
Come se tutti i western, noir, film drammatici girati non avessero dimostrato ampiamente la bravura e la fama da duro del nostro Jack!
Com’è strano il mondo del cinema: un attore recita per tutta una vita e vince un Oscar per un ruolo dove muore d’infarto a metà film… salvo poi tornare nel sequel!
lunedì, novembre 06, 2006
Tornando a casa
“Tornando a casa”, vincitore dell’Oscar come miglior attore (John Voight), miglior attrice (Jane Fonda) e miglior sceneggiatura, è uno dei molti film riguardanti il Vietnam.
Luke (Voight) è un reduce rimasto paralizzato alle gambe, Sally (Fonda), sposata ad un capitano tuttora impegnato nel sud-est asiatico, collabora come volontaria in un ospedale per gli invalidi reduci dove è anche ricoverato Luke. E qui, un po’ per compassione e un po’ per l’attrazione fisica che suscita, Sally si innamora di Luke e i due cominciano a frequentasi anche dopo la dimissione dall’ospedale. Ma il marito torna e viene a sapere della relazione della moglie, che nel frattempo partecipa alle manifestazioni pacifiste organizzate dallo stesso Luke. L’orgoglio ferito del marito (interpretato da Bruce Dern) potrebbe riscattarsi solo con l’uso della violenza ma…
Ho trovato questo film riordinando vecchie videocassette e l’ho rivisto con piacere. Sono passati ormai 28 anni dalla sua uscita nelle sale, del Vietnam non parla più nessuno, ma questa pellicola secondo me deve essere stato un ennesimo tentativo di far comprendere la crudezza della guerra e le conseguenze fisiche ma soprattutto psicologiche a cui sono andati incontro quelli che, volontari o meno, vi hanno partecipato.
Con amarezza però penso che non sia stato fatto ancora abbastanza…
giovedì, ottobre 12, 2006
Shall we dance?
Alcuni anni fa avevo iniziato un corso di ballo da sala, poi interrotto per i troppi impegni del periodo, ma quello che mi hanno lasciato quelle cinque lezioni l'ho ritrovato rivedendo "Shall we dance?", film senza pretese dedicato al mondo del ballo.
Richard Gere, avvocato specializzato in testamenti, sposato felicemente con Susan Sarandon, con due figli adolescenti, decide un giorno di prendere lezioni di ballo da principiante, attratto dall'insegna luminosa di una scuola vista ogni sera dalla metropolitana rientrando a casa.
Ed entrerà in un mondo che non avrebbe mai immaginato: prima timidi passi impacciati e poi intere coreografie per prepararsi ad uno dei tanti concorsi per dilettanti a cui assisterà anche la moglie, insospettita dalle sue assenze e avvisata da un detective privato delle ingenue "scappatelle" del marito.
Tutto si risolve per il meglio: Richard comincerà a ballare con la moglie per condividere la passione per il ballo, il collega avvocato finalmente deciderà di fare outing in ufficio sbandierando la sua passione per la rumba e il tango innamorandosi pure della partner, e anche Jennifer Lopez (ah sì dimenticavo c'è anche lei nel film) riprenderà ad esercitarsi nel ballo per vincere in Inghilterra.
Il film scarseggia purtroppo di coreografie, speravo in maggiori scene di ballo, ma quello che è importante è che ballare ti dà serenità, quando sei sulla pista non devi fare altro che abbandonarti e lasciarti guidare dal tuo partner e ascoltare la musica e seguire il ritmo: il ballo è qualcosa che arriva all'anima e ridà respiro e gioia in chi lo pratica.
E allora, ben venga un valzer e una mazurka (sono i soli balli che ho imparato, sigh) e i brutti pensieri e le preoccupazioni quotidiane volano via!
mercoledì, ottobre 04, 2006
Nuovomondo
Avevo già parlato di Emanuele Crialese con "Respiro" e con sorpresa l'ho riscoperto con questo nuovo film, premiato all'ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia, e candidato per l'Italia a concorrere ai prossimi Oscar come miglior film straniero.
Interpretato dal suo attore feticcio Vincenzo Amato, assieme alla francese Charlotte Gainsbourg, alle prese con l'emigrazione dall'Italia verso l'America dei primi del secolo scorso, dove gli italiani appena arrivati ad Ellis Island, dovevano sottoporsi ad umilianti test di ammissione prima di poter finalmente sbarcare sulla "terra promessa".
Non so altro della pellicola, aspetto di vederla al cinema, il fiume di latte dove si immergono i protagonisti ha qualcosa di straniante e di seducente nello stesso tempo, come la nebbia all'inizio del trailer. Ne riparlerò presto.
Tre metri sopra il cielo
Ieri sera un po' per caso e un po' per curiosità ho visto in tv "Tre metri sopra il cielo", e ho compreso l'enorme successo riscosso dal film e dal libro da cui è tratto: era da "Il tempo delle mele" con una giovanissima Sophie Marceau che gli adolescenti non si identificavano così fortemente nei personaggi di Step e Babi, l'uno teppistello di famiglia "bene" e lei bravissima alunna di scuola privata che si incontrano e si innamorano.
Il film è godibile, anche se la sceneggiatura scricchiola un po', Scamarcio è bravino (ma aspetto di vederlo in "Texas" e in altri film più recenti) e i personaggi di contorno pure. Non si tratta di capolavoro è ovvio, ma per una quindicenne alle prese con i primi amori è pura poesia... basta leggere i commenti nel sito ufficiale, tuttora aperto, e le innumerevoli critiche positive al libro nel sito della Ibs Internet Book Shop.
mercoledì, settembre 27, 2006
L'era glaciale
Candidato agli Oscar 2003 come miglior film di animazione, “L’era glaciale” è un piccolo gioiellino che non mi stanco mai di rivedere. La trama è semplice: il mammuth Manny, il bradipo Sid e la tigre siberiana Diego, durante una glaciazione, devono riportare un cucciolo d’uomo abbandonato al suo accampamento. Il film è pieno di trovate e gli scenari sono magnifici, ma il vero eroe, che ritorna anche nel seguito “L’era glaciale 2” è Scrat, l’irresistibile (e parecchio sfortunato) scoiattolo alla perenne ricerca della propria ghianda. Imperdibili i suoi sketch che fanno da unione alle varie scene del film, com’è imperdibile il corto a lui dedicato “Gone Nutty” che è stato pure candidato all’Oscar. Piccola nota: la voce o meglio gli urli e mugugni di Scrat sono del suo creatore Chris Wedge. Chi volesse inoltre dilettarsi a disegnare il proprio scoiattolo sulle fattezze del solo ed unico può collegarsi qui.
Film da vedere, per tutti, grandi e piccini.
lunedì, settembre 25, 2006
Dove vai in vacanza?
O meglio, dove sei andato in vacanza? Io in montagna, a settembre, nelle verdi vallate dell'Alta Pusteria ... ottime camminate, aria e soprattutto acqua buona, piatti tipici e tanto sole! E niente film, sembra strano ma nel mese di settembre ho visto pochi film, già visti al cinema, e se qualcuno me lo sono perso era perchè in vacanza non avevo il videoregistratore a disposizione.
Tutto questo per ripartire di slancio per la nuova stagione cinematografica che promette ottime uscite, molte delle quali provenienti dall'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Buona visione a tutti!
giovedì, agosto 31, 2006
Addio Glenn
Alla bella età di novant'anni, è scomparso il 30 agosto nella sua casa di Beverly Hills Glenn Ford. Nato il 1° maggio 1916, è diventato un attore mito grazie a moltissime pellicole: mi piace ricordare lo schiaffo a Rita Hayworth in "Gilda", ma anche il papà di "Superman" nel primo film della serie del 1978, i film western come "Quel treno per Yuma", ma anche "Una fidanzata per papà" con un giovanissimo Ron Howard e molti, moltissimi altri film.
Non sarà facile dimenticarlo...
mercoledì, agosto 30, 2006
Parole, parole, parole
Lina Wertmüller, nata a Roma il 14 agosto 1928, ha spesso caratterizzato le sue pellicole con titoli lunghissimi, tra i quali ne ricordo alcuni:
"Film d’amore e d’anarchia ovvero: stamattina alle 10 in via dei fiori nella nota casa di tolleranza..." (1973)
"Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto" (1974)
"Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova, si sospettano moventi politici" (1978)
"La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia" (1978)
"Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada" (1983)
"Notte d’estate con profilo greco occhi a mandorla e profumo di basilico" (1986)
"Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica" (1996)
Ma anche come scrittrice in un caso il testo "lungo" è rimasto, come in "Essere o avere, ma per essere devo avere la testa di Alvise su un piatto d'argento" (Rizzoli 1981).
Da dove deriva questo pallino dei testi lunghi o lunghissimi? Forse dal suo stesso nome, perché Lina all’anagrafe si chiama Arcangela Felice Assunta Wertmüller Von Elgg Spanol Von Braucich...!
Piccolo mistero che non viene svelato dal sito ufficiale: è nata nel 1926 o nel 1928? In ogni caso tanti auguri di buon compleanno!
lunedì, agosto 21, 2006
Prime esperienze
Come esercizio di memoria ho provato a ricordare alcuni debutti cinematografici di attori stranieri non ancora famosi e ne è nata questa lista in continuo aggiornamento:
- Liz Taylor in “Torna a casa Lassie” (1943) di Fred MacLeod Wilcox
- Lee Van Cleef in “Mezzogiorno di … fifa” (1956) con Jerry Lewis e Dean Martin, nel ruolo di un silenzioso pistolero
- Harrison Ford in “Il nostro agente Flint” (1966) con James Coburn, nella minuscola parte di un fattorino d’albergo
- Patsy Kensit bambina in “Il Grande Gatsby” (1974) con Mia Farrow e Robert Redford, nella parte della figlia della protagonista
- Jodie Foster in “Alice non abita più qui” (1974) di Martin Scorsese
- Tom Cruise in “Amore senza fine” (1981) film di Franco Zeffirelli con una altrettanto giovane Brooke Shields
- Michelle Pfeiffer in “Grease 2” (1982) nella parte di una delle Pink Ladies
- Drew Barrymore e Henry Thomas in “E.T.” (1982) di Steven Spielberg
- Jennifer Connelly in “C’era una volta in America” (1984) di Sergio Leone
- Christian Bale ne “L’impero del sole” (1987) di Steven Spielberg
- Anna Paquin in “Lezioni di Piano” (1993) di Jane Campion, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista
- Rachel Portman in “Leon” (1994) di Luc Besson, accanto a Jean Renò
- Kate Winslet in “Creature del cielo” (1994) di Peter Jackson
to be continued :-)
I ponti di Madison County
Torno a parlare di Clint Eastwood, anche questa volta nel doppio ruolo di attore e regista, per il film "I ponti di Madison County" tratto dal best-seller omonimo di Waller che grazie ad un passaparola continuo si è rivelato come uno dei libri più letti negli ultimi anni.
Francesca è italiana, ma abita nell’Iowa, è sposata con due figli e, seppur insegnante, ha rinunciato ai suoi sogni per aiutare il marito nella conduzione della loro fattoria.
Robert è americano, fotografo, divorziato e senza figli e, seppur giramondo, si trova nell’Iowa per un servizio sui ponti coperti per il National Geographic.
E si innamorano, vivendo una laison di soli quattro giorni che durerà però per tutta la vita, lei rimanendo nell’Iowa e lui continuando a girare il mondo per non subire mille e mille volte la tentazione di tornare da lei.
Film da fazzoletti pronti all’uso mi raccomando, soprattutto quando lei, inzuppata dalla pioggia e ferma ad un semaforo, deve decidere se scendere dal camioncino del marito per salire su quello di Robert e fuggire via con lui.
Voi cosa avreste fatto?
venerdì, agosto 18, 2006
Mi piace lavorare
Marginalizzazione dalla attività lavorativa, svuotamento delle mansioni, mancata assegnazione dei compiti lavorativi con inattività forzata, mancata assegnazione degli strumenti di lavoro, ripetuti trasferimenti ingiustificati, prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto, prolungata attribuzione di compiti esorbitanti o eccessivi anche in relazione a eventuali condizioni di handicap psico-fisici, impedimento sistematico e strutturale all’accesso a notizie, inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro, esclusione reiterata del lavoratore rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e aggiornamento professionale, esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo.
Tutti questi elementi caratterizzano il mobbing, fenomeno di persecuzione all'interno dell'ambiente di lavoro, non solo nelle aziende private ma anche nella pubblica amministrazione.
Il film di Francesca Comencini rappresenta obiettivamente questo, grazie alla interpretazione di Nicoletta Braschi nel ruolo della protagonista che da un giorno all'altro si vede privare mansioni lavorative, assegnare "incarichi" dequalificanti, emarginare dalla attività lavorativa, fino al "nulla" lavorativo e a una lettera di dimissioni per responsabilità inesistenti. Ma il film è anche una storia d'amore, tra madre e figlia, tra una madre sempre più sofferente e una figlia che purtroppo cresce in fretta per la sua età. E che le starà vicino nei momenti bui.
Questo film mi ha fatto ricordare alcuni episodi del passato che ancora oggi fanno male, ma che per fortuna si sono risolti in maniera meno drammatica rispetto al film: io non sono stata sostituita, ma la responsabile del mio ufficio sì... ma questa è un'altra storia.
giovedì, agosto 10, 2006
Elephant
Elephant è un film di Gus Van Sant che segue una consueta giornata di scuola in un qualsiasi istituto superiore dell'America di oggi: girato quasi con stile documentaristico, la telecamera segue imperterrita alcuni studenti, tutti attori non protagonisti, e ne filma gli incontri, gli hobby, le pause, le telefonate, ma stranamente non le lezioni scolastiche.
Tutto nasce da Columbine, dove due studenti arrivarono con tutta calma a scuola carichi di bombe, fucili, lanciarazzi e una riserva quasi inesauribile di pallottole, per uccidere quanti intralciavano il loro passo.
Anche qui succede lo stesso, ed è così straniante, quasi impalpabile l'atmosfera prima della strage: chi fa ginnastica e poi corre a lavorare in biblioteca, chi arriva a scuola guidando al posto del padre ubriaco (un Timothy Bottoms che non vedevo da "L'ultimo spettacolo" di Bogdanovich), chi sviluppa le proprie foto scattate qua e là, chi mangia in mensa con le sue amiche per poi correre assieme ai bagni per vomitare, chi decide di prendersi una pausa per stare con il suo boyfriend. Pochi di loro si salveranno.
E su tutto la musica di un Beethoven suonato così così da uno studente amante delle armi e dei videogiochi violenti, pronto con il suo amico ad entrare a scuola per divertirsi un po'...
Film da brivido, soprattutto per l'assoluta facilità con cui ci si possono procurare delle armi negli States.
Per restare nell'argomento, raccomando anche "Bowling a Columbine" di Moore, girato prima di "Farenheit 9/11".
mercoledì, agosto 09, 2006
Brivido nella notte
Prima prova alla regia per Clint Eastwood, "Brivido nella notte" (ma il titolo originale "Play Misty for me" è molto più evocativo) è un thriller con due scene insolitamente "fuori tema": quella sdolcinata dei due innamorati (Eastwood e Donna Mills) sullo sfondo di un tramonto dorato, sulle note di una canzone di Roberta Flack, e quella documentaristica sul famoso festival jazz che si svolge ogni anno a Monterey.
La trama è semplicissima: Clint è un Dj di una radio di Carmel, rubacuori in crisi con la sua Tobey, che conosce occasionalmente al bar Evelyn e se la porta a letto. Ma questo sarà il primo dei suoi sbagli, perchè Evelyn, innamorata respinta, si rivelerà come una delle più terrificanti psicopatiche, riservando al malcapitato e a quanti lo frequentano spiacevoli conseguenze...
Anche se datato 1971, il film è da vedere, se non altro per la doppia prova del giovane ex pistolero di Leone, e per il cameo del regista Don Siegel (il barista Murphy) che dirigerà Eastwood nei successivi films.
venerdì, agosto 04, 2006
Confessioni di una mente pericolosa
Chuck Barris è stato un produttore televisivo americano, autore tra gli altri di programmi esportati anche in Italia, come "Il gioco delle coppie", "Tra moglie e marito" e "La corrida": esordio alla regia di George Clooney, questo film è tratto dalla sua autobiografia "non autorizzata" (sic!) dove si scopre la sua nascosta attività di killer al soldo della Cia. Ma sarà poi vero? O è un'altra delle fantasie di questo inesauribile ideatore di programmi trash? Il film non lo rivela: Sam Rockwell è perfetto per la parte (chi non lo ricorda nel ruolo dello psicopatico pedofilo de "Il miglio verde"?), Drew Barrymore è carina e abbastanza hippy nel ruolo della futura moglie Penny, Julia Roberts è finalmente in un ruolo di dark lady furba ma sfortunata..., e in un cameo appaiono, come partecipanti al gioco delle coppie, anche Brad Pitt e Matt Damon. Tutti questi attori non vi dicono nulla? Produzione di Steven Sodebergh, insomma il film potrebbe essere sottotitolato "I soliti di Ocean".
lunedì, luglio 24, 2006
La 25a ora
Monty è un giovane newyorkese di belle speranze che alla ricca borsa di studio per una famosa università ha preferito una vita da ricco spacciatore, ma a causa di una soffiata viene condannato a sette anni di carcere, cancellando di colpo tutte le sue aspirazioni e certezze. Il film si incentra sulle ultime ore prima dell’entrata in carcere, con gli incontri con i suoi due migliori amici, Frank, affermato broker di Wall Street, e Jakob, insegnante di liceo proveniente da una ricca famiglia ebrea di cui si vergogna, e con la sua ragazza portoricana, Naturelle, di cui inizia a dubitare. Aiutato dal padre e dai suoi amici, trascorrerà le sue ultime ore di libertà, rivivendo in flash back episodi importanti della sua vita passata e immaginando possibili vie di uscita da quella presente.
La trama è tutta qui, sembra dire il regista, ma c’è spazio per molte riflessioni su questi personaggi, a partire da Monty (Edward Norton), Frank (Barry Pepper), Jakob (Philip Seymour Hoffman), e Naturelle (Rosario Dawson).
Splendide le inquadrature della città di New York e da brivido la veduta su Ground Zero dall’appartamento del broker Frank.
Film assolutamente da vedere, Spike Lee merita un bel 10!
Dillo con parole mie
Stefania (Stefania Montorsi) e Andrea (Giampaolo Morelli) si sono appena lasciati: piena di fissazioni lei e inconcludente nelle sue scelte di vita lui, senza saperlo vanno in vacanza separatamente all’isola di Ios, in Grecia. Stefania è assieme alla nipote Maggie, quattordicenne piena di vitalità che ha mollato gli scout alla stazione, desiderosa di una vacanza libera e senza genitori, ma soprattutto desiderosa di perdere la verginità, conscia di essere, come dice lei, "più matura della sua età".
Per colpa di un eritema solare, zia Stefania è costretta ad evitare il sole e a lasciare Maggie a girovagare da sola per l’isola dove incontra Enea, o per meglio dire Andrea, ex di Stefania, che trascorre le giornate disegnando e mantenendosi facendo torte di cioccolato allo zenzero e canella che tanto adorava la sua Stefania. E Maggie perde la testa proprio per lui...
Ma perderà la verginità? E Andrea/Enea si incontrerà con Stefania?
Il film è carino, leggero, Stefania Montorsi è piena di manie e abbastanza isterica, Giampaolo Morelli è un bel ragazzo e tanto basta alla sua parte.
Il finale delizioso, sulle note di "Ta ra ta ta" di Mina (anche conosciuta col titolo "Fumo blu"), dove i due protagonisti girano all’interno di un pulmann una simpaticissima scena da musical, rilancia l’intero film.
Nb: è ancora online il sito ufficiale del film.
giovedì, luglio 20, 2006
Secretary
Alcuni anni fa ho lavorato per un periodo come dattilografa presso uno studio legale: era un’attività noiosa di copiatura testi, fotocopiatura di atti e normative, scadenziario delle pratiche. Ma poi ho visto “Secretary” ed è stato, nonostante le aspettative e il trailer, un film inaspettato, addirittura divertente, una storia d’amore così particolare per la sua improbabilità da non dare disturbo. La trama è presto detta: Lee (Maggie Gyllenhaal) esce dall’ospedale psichiatrico dopo un periodo di “esaurimento nervoso” e torna a casa in una famiglia parecchio disastrata: il padre è alcolizzato, la madre una isterica depressa, e gli unici momenti di serenità per Lee sono procurarsi tagli alle gambe o scottarsi con la teiera bollente... Ma poi, dopo aver frequentato un corso di stenodattilografa, trova finalmente un lavoro, il suo primo lavoro a 24 anni: segretaria di Mr. Grey (James Spader), un avvocato alquanto maniacale e dispotico che pretende la massima precisione nella battitura dei testi e un servilismo assoluto da parte di Lee. E Lee lo accontenta! Dopo sei mesi è disposta a gattonare per portargli la posta nel suo ufficio, e se qualche errore di battitura sfugge per la fretta (o per voluta sbadataggine) scattano gli schiaffi e i pizzicotti sul sedere. E il rapporto tra i due non finisce qui...
NB: nel sito ufficiale del film c’è un download “particolare” dedicato a Lee e a Mr. Grey.



















