Questo non è il titolo di un film, è il nome di una località che ha visto uno dei più atroci massacri della seconda guerra mondiale, compiuto il 12 agosto 1944 da quattro compagnie di SS del secondo Battaglione, la quinta, la sesta, la settima e l'ottava. Un massacro che assieme a molti altri ha visto la luce soltanto con la scoperta dei fascicoli ritrovati in un armadio sigillato per 50 anni.
Vi consiglio la lettura del libro "L’armadio della vergogna" di Franco Giustolisi, del quale vi riporto l’introduzione: "Dentro un armadio, rifilato in un vano recondito della sede della Procura generale militare, in via degli Acquasparta a Roma, sono stati nascosti per sessant'anni i fascicoli contenenti i nomi dei responsabili, nazisti e fascisti di Salò, delle centinaia di stragi che hanno colpito il nostro Paese tra il 1943 e il 1945. Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto, Fivizzano, Capistrello, Barletta, Matera e tanti altri comuni colpiti dalla barbarie. Decine di migliaia di vittime. Gente senz'armi, civili in fuga dalla guerra. Per lo più donne, vecchi, bambini. Grazie a quell'armadio gli assassini hanno goduto di sessant'anni di impunità. Ma oggi? Oggi cosa impedisce di sapere? Chi dette l'ordine? Quale fu esattamente? Chi chiederà perdono a nome dello Stato per questa colossale ingiuria?"
Ed infine una poesia:
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo.
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
Salvatore Quasimodo
martedì, luglio 26, 2005
12 agosto 1944 - Sant’Anna di Stazzema - Lucca
mercoledì, luglio 20, 2005
Balle spaziali
TA-TA-TATA-TA-TATA-TA-TATATATA. E' finita, finalmente è finita la saga di "Star Wars" o "Guerre Stellari": Lucas ha sfornato il 3° episodio quale prequel al 1° o 4° episodio che dir si voglia. Tanto il 3° episodio è buio, catastrofico, negativo, in America è uscito addirittura con l'ingresso vietato ai minori di 14 anni non accompagnati, tanto il 1° è il migliore in assoluto, un film che può essere benissimo visto così com'è, senza sapere cosa c'era prima e cosa avverrà dopo. Ma si sa, le manie di grandezza di Lucas e soprattutto gli incassi di Lucas possono far lievitare il numero degli episodi, peraltro bellissimi sotto il profilo degli effetti speciali.
Ma io assistendo alla visione del 3° episodio "La vendetta dei Sith" non ho potuto fare a meno di ricordare quel carinissimo film intitolato "Spaceballs" o "Balle Spaziali" girato ed interpretato da Mel Brooks (si è ritagliato il ruolo di Yogurth alias Yoda e del Colonello Sandurz), Bill Pullman, Daphne Zuniga, lo scomparso John Candy (canuomo o uomo cane) e Rick Moranis nel ruolo di Darth Vader o Lord Fenner, che nella traduzione italiana diventa Lord Casco Nero.
La trama è solo un pretesto per una deliberata parodia di Guerre Stellari, ma diverse scene riprendono anche Star Trek, Il ponte sul fiume Kwai, Il mago di Oz, Zardoz, Il pianeta delle scimmie, Rambo. Il film si prende gioco anche di vari aspetti culturali degli anni '80, tra cui i fast food ed il merchandising cinematografico: parolacce a go-go, prese in giro della televisione americana, teletrasporti malfunzionanti, problemi ecologici e molto altro ancora ne fanno un film godibile: qui non si parla di forza ma di ... sforzo! Frasi celebri: "Tu hai l'anello, e vedo che il tuo sforzo è grosso come il mio.", oppure "E che lo sforzo sia sempre con voi".
Se riuscite a videoregistrarlo, non perdete la prima sequenza: l'interminabile transito dell'astronave aliena nello spazio profondo dà l'idea di come sarà il film, senz'altro non un capolavoro, alcune scene cadono di ritmo, ma uno dei film di Brooks da rivedere con piacere, assieme a Frankestein Junior e La pazza storia del mondo.
Un amore tutto suo
Lei, Lucy, bigliettaia e pure orfana in quel di Chicago, è innamorata di lui, sconosciuto manager belloccio che prende la metro ogni mattina. Ma fortuna, o sfortuna, vuole che lui, rapinato da alcuni bruti e caduto sulle rotaie della stazione, venga soccorso da lei e com'è e come non è, al pronto soccorso dell'ospedale viene scambiata per la fidanzata del ricoverato, ora in coma.
La poverina, ignara del prossimo matrimonio, viene accolta per le feste di Natale dalla variopinta famiglia di lui: madre, padre, nonna, sorellina, zio acquisito e dal fratello minore del dormiente, Jack, unico ad essere dubbioso sull'effettiva situazione sentimentale del fratello, sempre circondato da bionde mozzafiato o non da una mora, seppur simpatica, che abita in un mini e il cui figlio del padrone di casa si professa suo fidanzato.
Ma la trama, inizialmente aggrovigliata semplicemente per un piccolo equivoco, viene a risolversi dopo il risveglio dal coma del fratello maggiore: nel frattempo è nata una simpatia, e magari qualcosa di più, fra Lucy e Jack.
Così è la vita: si pensa di amare il bellone figo sicuro di sè ed indipendente, già in procinto prima dell'incidente di sposarsi con una bellona dal naso rifatto ma non ancora separata dal primo marito, mentre poi si sposa il fratello di lui, che costruisce sedie a dondolo, e finalmente andranno in viaggio di nozze a Firenze, come desiderato fin da bambina. Cosa si può volere di più dalla vita?
L'interprete principale, in una delle sue prime commedie, è Sandra Bullock, simpatica, carina, imbranata quanto basta, soprattutto quando, messa alle strette da Jack, rivela a tutti i familiari, quale prova inconfutabile che lei è veramente fidanzata con Peter, che il povero rapinato ha un solo testicolo, causa sfortunata partita a tennis con un amico broker finanziario!
Ve lo consiglio per una serata scacciapensieri, niente più, magari nel periodo natalizio, fa tanto freddo e si sta bene accoccolati sul divano a guardare la tv.
venerdì, luglio 08, 2005
L’occhio che uccide
Uno dei primi film che mi hanno letteralmente terrrorrrizzato nell'adolescenza è stato "L’occhio che uccide", un film del 1960 di Michael Powell. L’interprete principale è Karl Bohem, ricordate il Principe Giuseppe nella serie della Principessa Sissi? Beh scordatevi le atmosfere bucoliche e Romy Schneider, qui Karl, Mark Lewis nel film, fin da bambino deve sopportare i bizzarri esperimenti sulla paura, ed i suoi effetti sul sistema nervoso, fatti e ripresi in superotto dal padre scienziato.
Da grande, dopo che tutti i suoi parenti sono morti, Mark lavora indovinate un po’, presso uno studio cinematografico londinese, affitta una camera nella casa di una ragazza, Helen Stephens, che un po’ si invaghisce di lui, ma nel tempo libero Mark coltiva un terrificante hobby: ama uccidere donne mentre le riprende con una telecamera per filmare le espressioni di terrore prima di morire.
Evidentemente gli esperimenti del padre hanno lasciato qualche piccola conseguenza… Riuscirà Helen a salvare Mark dalla sua ossessione? Non vi rivelo come vengono uccise le donne, soltanto alla fine del film si scoprirà la verità.
Sembra di guardare un film nel film, come se da spettatori dovessimo diventare guardoni e noi stessi carnefici delle povere vittime (il titolo originale del film è infatti "Peeping Tom" che tradotto significa "Il Guardone").
Sette spose per sette fratelli
Quand’ero bambina andavo letteralmente pazza per i musical o film musicali: i miei divi preferiti erano Fred Astaire, per la sua leggerezza e perfezione nello stile, soprattutto quando ballava con Ginger Rogers, ma soprattutto Gene Kelly, per la potenza delle sue coreografie (Ballando sotto la pioggia, Un americano a Parigi, e molti altri). Tra la miriade di film di quel periodo fortunato, non mi faccio mai sfuggire per tv "Sette spose per sette fratelli", film di Stanley Donen del 1954 con Howard Keel e Jane Powell.
Rimasti orfani dei genitori, i sette fratelli Pontipee vivono in una casa solitaria tra i monti, facendo i boscaioli e gli agricoltori e si può capire come sette uomini soli sentano la mancanza di una donna che si occupi della loro casa.
E così Adamo (Howard Keel), il maggiore dei fratelli (a proposito, sono tutti chiamati con nomi biblici scelti in ordine alfabetico), sceso un giorno in paese per affari e acquisti, conosce Milly (Jane Powell) e in quattro e quattrotto se la sposa, convinta lei di dover badare ad una graziosa casetta sui monti e a pascoli in fiore.
La verità è che l’aspettano altri sei omaccioni, alquanto rudi e villani a cui pensare e la delusione all’inizio sarà grande, ma la dolce Milly saprà addomesticarli e farne sei bei giovanotti da presentare alle sue amiche nella consueta festa annuale, dove però, a causa di una rissa violenta tra cittadini e i sette montanari, i bei progetti di fidanzamento collettivo vanno all’aria.
Unica soluzione, tralaltro suggerita dalla Bibbia, il ratto delle Sabine: con il favore delle tenebre e prima che una valanga isoli la casa sui monti dalla strada per il paese, sei dolci fanciulle verranno "rapite" e durante l’inverno custodite da Milly. Con la primavera nascerà l’amore e i sei matrimoni saranno allietati dalla nascita di una bambina, figlia di Milly e Adamo.
Ah che bello andar per monti, con un rude uomo che spasima solo per te ed è disposto a tutto per te. Ma se poi penso a tutto quello che bisogna fare in una "fattoria" …
mercoledì, giugno 22, 2005
Passaggio per il paradiso
Ho assistito quest'anno al concerto del Pat Metheny Group al Castello di Udine, per la presentazione del loro ultimo lavoro “The Way up” e questo mi ha fatto tornare in mente un dolcissimo e poco visto film “Passaggio per il paradiso” girato da Antonio Baiocco nel 1996, dove la colonna sonora era stata curata interamente dal mitico Pat.
La trama si direbbe semplice e banale.
Renato, un cinico ed ambiguo detective, si è ormai abituato al suo lavoro: pedina coppie clandestine, fotografa gli adulteri di ambo i sessi e intercetta telefonate.
Scrupoloso e preciso, ma anche un solitario deluso.
Mentre lavora sulle piste di una coppia nella riviera romagnola, accetta di prendere in automobile Martha, una italo-americana attempata e un po' svanita, appena fuggita dal cronicario dove un figlio ed una figlia ingrati l'hanno fatta ricoverare, per godersi una grande e bella casa, che Martha adora (vi è nata e cresciuta fin da bambina) e dove vuole assolutamente tornare per morire fra quelle mura.
L'incontro è fatale per l'investigatore poiché si stabilisce uno strano rapporto fra i due estranei: lei lo rimprovera scandalizzata per la sua attività squallida e anche un po' umiliante ("ma legale") e lui perde il suo tempo nella difficile ricerca di quella mitica villa su strade sbagliate, data la memoria altalenante di Martha, finendo persino impantanato in un bosco presso un laghetto.
Poco a poco, però, i due comunicano: Renato scopre il mondo dell'anziana donna (che dopo la morte del nonno amatissimo, vide una notte apparire nel suo parco un maestoso cervo poi scomparso nel nulla) e rimane colpito dall'egoismo e dalla mancanza di pietà manifestati dai figli di Martha.
Per lui, così avvezzo al realismo della vita e ai tanti squallidi eventi dei suoi clienti, quelle storie tra il fantastico ed il magico, mescolate come sono al realismo dei fatti esposti, sortiscono imprevisti effetti.
Lui e l'anziana donna, in fondo amaramente sola, hanno imparato a conoscersi, vagabondando su strade ignote. Ma la villa di Martha, naturalmente, esiste. Nella causa a lei intentata dai figli, Renato, chiamato a deporre, lo fa in favore di lei.
Tempo dopo, l'immaginazione consente a Renato una visione: penetrato a notte nell'ospizio, egli vede il letto vuoto che era dell'amica, poi la sua persona, seduta come "in attesa" nel parlatorio e infine - nella sua casa - il maestoso cervo uscito dal bosco, venuto a prenderla per accompagnarla in Paradiso.
Da qui il significato del titolo.
Passa rarissimamente per la tv, gli interpreti sono Tchéky Karyo (Renato) e Julie Harris (Martha).
Un consiglio: non lasciatevelo sfuggire oppure videoregistratelo.
E per chi non conoscesse Pat Metheny ed è appassionato di cinema consiglio solo alcuni tra i molti film la cui colonna sonora è stata composta da Pat e Lyle Mays:
· SOTTO TIRO (1984): nel film con Gene Hackman e Nick Nolte, la colonna sonora è di Jerry Goldsmith, ma Metheny appare come solista con la London Symphony Orchestra.
· FANDANGO (1984): nel film girato da Kevin Reynolds, con un giovane Kevin Costner, ci sono circa 9 minuti di musica tratta dall’album di Pat Metheny e Lyle Mays “As Falls Wichita, So Falls Wichita”, nella famosa scena del fandango tra Kevin Costner e la neosposa Suzy Amis.
· IL GIOCO DEL FALCO (1984): nel film girato da John Schlesinger, con Timothy Hutton e Sean Penn, oltre al tema principale “This is not america” di David Bowie, le musiche della colonna sonora sono state composte e arrangiate da Pat Metheny and Lyle Mays.
mercoledì, giugno 08, 2005
Addio Mrs. Robinson
Il cinema mondiale piange la scomparsa di Anne Bancroft.
L'attrice, famosa soprattutto per aver recitato nel ruolo di Mrs. Robinson nel leggendario film “Il Laureato”, si è infatti spenta dopo una lunga malattia, all'età di 73 anni.
A darne la notizia è stato il marito della donna, l'attore e regista Mel Brooks, al suo fianco da oltre 40 anni.
La Bancroft, nata nel 1931 a New York nel Bronx, da una famiglia di immigrati italiani (il suo vero nome era Anna Maria Italiano), è stata un'attrice di grande talento, con quattro nomination agli Oscar e una vittoria per la sua interpretazione della maestra della ragazza cieca nel celeberrimo film “Anna dei Miracoli”.
A tutto questo vanno aggiunti i successi anche nel teatro e nella televisione, che gli sono valsi altri grandi riconoscimenti.
Ma, anche suo malgrado, Anne viene e verrà ricordata soprattutto per il ruolo della ricca amante di Dustin Hoffman proprio ne “Il Laureato”, un film che ha fatto epoca, sia dal punto di vista della tematica, scottante per l'america perbenista degli anni '60, sia per l'indimenticabile colonna sonora firmata Simon & Garfunkel.
martedì, maggio 10, 2005
Man on the moon
Andy Kaufman, considerato uno degli artisti più innovativi, eccentrici ed enigmatici degli anni settanta, era un comico poco conosciuto da noi, interprete di una sit-com “Taxi” assieme ad alcuni giovani attori poi diventati famosi, come Danny De Vito. Il film è una sua biografia: dalle prime performance nella cameretta da letto, agli esordi nei bar e locali di New York, fino all’incontro fortunato a Los Angeles con George Shapiro, agente famoso ad Hollywood.
Andy era un artista particolare, non il classico comico come John Belushi: magistrale nel raggirare il pubblico, Kaufman riusciva a provocare fragorose risate, gelidi silenzi, lacrime o schiamazzi, era capace davanti ad un pubblico adorante di rifiutarsi di imitare Elvis Presley o Latka, abitante dell’isola Caspia, ma di leggere (in versione integrale!) il Grande Gatsby di Fitzgerald. Ha sempre optato per scelte ardite nel fare audience: scene mute, incontri di wrestling contro sole donne, e l’esibizione di un suo alter-ego, Tony Clifton, cantante scurrile e arrogante quanto Andy era tenero e simpatico.
Come John Belushi anche Andy è venuto a mancare troppo presto: il film riassume anche i tentativi di cura mediante la medicina olistica o il chirurgo (?) a Manila, nelle Filippine, ultimo tragico tentativo per arginare il tumore al polmone che l’ha portato alla morte a soli 35 anni.
Andy nel film è interpretato da Jim Carrey, bravissimo nelle parti comiche come in quelle drammatiche. Ottima colonna sonora, curata dai R.e.m. che già avevano dedicato a Andy il singolo "Man on the Moon" e replicano qui con "The Great Beyond".
martedì, maggio 03, 2005
Green Card - Matrimonio di convenienza
Lui è francese, musicista in crisi di ispirazione, che si arrabatta a fare lavori saltuari come cameriere in quel di New York e ha un disperato bisogno di una green card, senza la quale i cittadini stranieri non possono vivere e lavorare negli Stati Uniti.
Lei è americana, appassionata di botanica, fidanzata non molto convinta di esserlo, e vorrebbe tanto affittare un appartamento meraviglioso a Manhattan, ideale per lei perché contiene una serra, ma i proprietari intendono affittarlo solo ad una coppia sposata.
Come risolvere questi due problemi? Semplice! Con un matrimonio di convenienza: grazie ad un amico comune, lui incontra lei davanti all’incaricato del municipio, pronunciano le frasi di rito, si scambiano gli anelli, e il gioco è fatto. Ognuno poi prende la sua strada, lui per l’ennesimo ristorante, lei per il suo magnifico appartamento a piantare crochi e roseti.
Ma… c’è un piccolo piccolo problema: due incaricati dell’Ufficio Immigrazione si presentano a casa di Bronte (Andie McDowell), novella sposina, per chiedere alcune informazioni a lei e al marito George (Gerard Depardieu) e per verificare se effettivamente vivono assieme, e così i due sono costretti a vivere insieme alcuni giorni per imparare a memoria una storia accettabile sulla loro presunta vita coniugale, lasciando all’oscuro Phil, il fidanzato di lei, e i genitori della ragazza, capitati all’improvviso per una “visitina”.
George è un uomo corpulento, dai modi rozzi, con studi irregolari, ma possiede una grande sensibilità musicale e il suo sogno è fare il compositore, mentre Bronte è una raffinata intellettuale, appartenente alla buona società, insomma i due fanno faville assieme, litigano e discutono di tutto, ma soprattutto imparano a conoscersi, a stimarsi ed infine ad amarsi, pur non ammettendolo.
Purtroppo quello che sembrava un inizio di un vero matrimonio, viene rovinato dal nome di una crema per il viso “Monticello”, usata da Bronte, nome dimenticato da George durante il colloquio davanti agli ispettori dell’Ufficio Immigrazione.
Quando egli viene arrestato per essere rispedito in Francia, Bronte lo raggiunge piangendo, e i due si abbracciano e si baciano appassionatamente. Sembra certo che presto saranno effettivamente marito e moglie.
Di questo film amo: Gerard Depardieu (attore sensualissimo) e Andy McDowell (bellissima testimonial di L'Oreal), l'appartamento (mitica la serra all'interno), la musica di Mozart (Concerto in C per flauto e arpa) e le canzoni di Enya.
sabato, aprile 23, 2005
La febbre
Mario Bettini, un ragazzo normale, pieno di idee ma senza i soldi per realizzarle, vorrebbe, come molti, aprire un locale assieme agli amici ma, come pochi, è disposto a soffrire per raggiungere il suo scopo: sa che dovrà accettare un momento di "vita provvisoria" in attesa di iniziare a vivere quella dei suoi sogni.
E' così si ritrova a lavorare come impiegato comunale in quel di Cremona, affiancato ad un collega prossimo alla pensione, e costretto a scoprire che la realtà lavorativa non è quella che si era immaginato: lui così pieno di entusiasmo, acuto e sincero, viene visto con sospetto, guardato con invidia e come fosse una malattia - una febbre - da allontanare prima che arrivi a contagiare qualcun altro.
Ma nello squallore della disillusione, tra bassi profili e meschinità, c'è spazio per un po' di luce, c'è Linda, calabrese che per pagarsi gli studi fa la cubista in un locale.
Fabio Volo ha già lavorato con il registra D'Alatri in "Casomai" e direi che non è male come attore, pur essendo alle prime esperienze; bellissima e solare Valeria Solarino che interpreta Linda: nel complesso un bel film che rispecchia - ahimè troppo bene - gli ambienti degli uffici pubblici.
Imperdibile e bellissima la colonna sonora, con tantissime canzoni dei Negramaro, gruppo emergente con all'attivo due album, grazie al fiuto di Caterina Caselli.
Film da vedere per discuterne poi tra amici.
domenica, aprile 10, 2005
Il miglio verde
Paul Edgecomb, anziano sovrintendente del braccio della morte in un carcere nel sud degli States, racconta a un'amica l'incredibile vicenda di cui fu protagonista, nel 1935, il prigioniero John Coffey, condannato alla pena capitale per l'omicidio di due bambine. Dotato di poteri soprannaturali, John farà "vedere" con altri occhi ad Edgecomb il "miglio verde", il tratto di linoleum verde che separa le celle dalla sedia elettrica.
Può un topolino rubare la scena a un attore come Tom Hanks, 2 premi Oscar all'attivo? In questo film sì!
Il regista Darabont ritorna a girare una film di genere carcerario (dopo "Le ali della liberta'") e tratto sempre da un testo del re dell'horror Stephen King.
Il gigantesco Michael Clarke Duncan, Coffey nel film, è stato guardia del corpo e attore tv, qui è al suo primo ruolo importante, mentre Edgecomb anziano è interpretato da Dabbs Greer, al suo centesimo film sul grande schermo.
Nella società degli uomini
Chad e Howard sono due "colletti bianchi" di una grande azienda. Recentemente abbandonati dalle rispettive fidanzate e terribilmente frustrati sul piano professionale, durante uno stage di sei settimane in una succursale dell'azienda, si confidano le loro insoddisfazioni. Decidono così di vendicarsi dei torti subiti giocando ad un crudele "gioco": sedurre una ragazza per poi umiliarla quanto più possibile e ridere di lei.
La malcapitata vittima di questo sadico complotto è una donna bella ma sordomuta. Lo scherzo si trasforma pian piano però in una violenta e subdola lotta di potere tra i due, per determinare la propria supremazia su questa povera donna a cui verranno inflitte le peggiori crudeltà.
Cattivo, misogino, crudele, bastardo, è comunque un film da vedere, ha scatenato inevitabilmente dibattiti accesi per la messa in scena.
Bravi gli attori: Chad è Aaron Eckart, visto in Erin Brockovich con Julia Roberts, Stacy Edwards, la vittima sordomuta, ha lavorato in una classe per non udenti e ha imparato il linguaggio dei segni.
Il paziente inglese
Guardando questo film mi sono innamorata del... meraviglioso guardaroba di Kristin Scott Thomas! E sì, il conte Lazslo de Almasy (Ralph Fiennes) mi sta anche un po' antipatico, con quell'aria così sicura e strafottente di eroe che con il proprio aereo precipita nel deserto nordafricano sopravvivendo miracolosamente. Di lui si prende cura una dolce infermiera canadese Hana (una bravissima Juliette Binoche) che lo nutre, gli somministra morfina per attenuare il dolore delle ferite (dell'anima?) e delle piaghe che ricoprono tutto il suo corpo. E gli legge un libro che lo riporta con piacevoli ma anche dolorosi flash-back a quando conobbe Katherine (una bellissima Kristin Scott Thomas).
Atmosfere sospese per un'Africa che ti entra nel cuore per non abbandonarti mai più...
Candidato a 12 Oscar, ne ha vinti ben 9 e due Golden Globe. Nelle riprese appare anche l'Hotel des Bains di Venezia, come sede dello Shepheard's del Cairo.
venerdì, aprile 08, 2005
M il mostro di Dusseldorf
Germania, anni trenta, un uomo qualunque si aggira per le strade fischiettando, ma è ricercato dalla polizia e dal mondo della criminalità che, stranamente alleati, hanno deciso di catturare questo mostro, pedofilo assassino di bambini, figura tragica di ammalato incurabile che specchiandosi di spalle vede riflessa sulla schiena la lettera "M" (murder=assassino).
Il film non rivela la fine del colpevole, processato sommariamente dalla criminalità ma "liberato" dalla polizia, ma resta uno dei primi esempi di pellicola sonora in Germania, soprattutto per l'uso della musica, punto chiave della trama.
Il motivo fischiettato da Franz Becker (un grandissimo Peter Lorre) è tratto dalla suite del "Peer Gynt" di Edvard Grieg ed è grazie a questo dettaglio che un cieco riconoscerà il serial killer proprio per questa abitudine.
Non ho mai visto un film dove si fumi così tanto e continuamente, incessantemente, sia che si tratti dei criminali, sia che si tratti della polizia, sopratutto sigari, quasi a sottolineare ancor più la difficoltà nelle indagini per arrestare il pedofilo.
Pur essendo del 1931, lo trovo un film molto attuale, alla luce delle ultime notizie di cronaca.
Il cielo sopra Berlino
Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), due angeli, scendono dal cielo sopra Berlino sulla città per osservare il comportamento degli umani, la loro disperazione, senza potere far nulla in realtà per salvarli. Alla fine Damiel si innamora di una bella trapezista dal cuore puro e per questo perderà la sua condizione di angelo.
"Sai, io credo che ognuno di noi abbia un angelo, un angelo sopra di sè, un angelo che sente quello che non si dice, ma se è così, allora non c'è segreto che resista un po', sanno di noi le frasi più violente, quelle che non usciranno...
Divini messaggeri di tutti i miei pensieri, all'infinita linea di confine voi, vicina vibrazione, un'altra piccola illusione all'infinita linea dei minuti e poi, è questione di tempo..." (da "Angeli" dall'album "Prima dell'alba" di Madreblu - 1997).
Dimenticate il remake "City of Angels" con Nicholas Cage e Meg Ryan, l'unico vero "angelo" è Bruno Ganz.
American Beauty
Lester Burnham ha superato i 40 anni e trascina un’esistenza monotona tra la sua villa da benestante, il lavoro di pubblicitario presso un giornale e la grigia vita familiare. Carolyn, la moglie, è interamente concentrata sulla sua carriera di agente immobiliare e Jane, adolescente, ha tagliato i ponti di dialogo con i genitori.
Fin qui sembra il classico film di contrasto generazionale tra quarantenni annoiati dalla vita moderna e figli con la voglia di scappare da una quotidianità asfissiante ma ...
"Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme ed è troppo, il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare, e poi mi ricordo di rilassarmi e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia e io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida piccola vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando ne sono sicuro, ma non preoccupatevi, un giorno l'avrete".
Questa è l'ultima battuta che riassume tutto il film, sopravvalutato o sottovalutato, decidetelo voi.
Come si fa a non apprezzare un attore come Kevin Spacey?
mercoledì, marzo 30, 2005
Ballroom - Gara di ballo
Perhaps perhaps perhaps ... Avete mai ballato una bachata? O una rumba? No? Dopo aver visto questo film sarete pronti ad iscrivervi a una delle tante scuole di ballo che ci sono in Italia e abbandonarvi ai passi ritmati del ballo latino-americano!
Il film è australiano, il regista è Baz Lurhmann, qualche anno prima di "Romeo+Juliet" e "Moulin Rouge", gli attori sono pressochè sconosciuti, ma la storia di questi due ballerini, lei goffa e bruttina, lui ribelle alle regole delle sale e innovatore della danza, è coinvolgente per le coreografie e per i personaggi di contorno, tutti impomatati e pieni di lustrini e bruciati dal sacro ardore per la "danza" nelle balere dei concorsi nazionali e regionali.
E allora via alle danze !!!
Hell's angels
C'era una volta un multimiliardario texano industriale, rimasto orfano di padre alla giovane età di 21 anni, che vuole dedicarsi al cinema e si trasferisce a Hollywood e come produttore, oltre che regista come in questo caso, diventa una leggenda.
Sto parlando di Howard Hughes, aviatore, playboy, inventore, ingegnere, e altro ancora, che decise di girare questo film, inizialmente muto, arrivando a spendere la cifra iperbolica, nel 1929, anno della depressione statunitense, di 4 milioni di dollari, con incredibili riprese aeree e alcune scene in technicolor, novità di quei tempi.
Helen, la donna amata nel film dai due fratelli Roy e Monte, entrambi arruolati come piloti nei Royal Fighting Corps allo scoppio della prima guerra mondiale, è la semisconosciuta Jean Harlow, lanciata con questo film come nuova bomba sexy del cinema a stelle e strisce e prematuramente scomparsa a soli 26 anni.
Viale del tramonto
Mentre il suo cadavere galleggia nella piscina di una villa, la voce fuori campo dello sceneggiatore Jillis (William Holden) ripercorre la storia della sua relazione con Norma Desmond (Gloria Swanson), anziana diva del muto che vive isolata con il maggiordomo (Eric Von Stroheim), immersa nel culto del passato e nella vana attesa di ritornare sul set. Jillis vuole scriverle una sceneggiatura e ne diventa il mantenuto, l'amante e infine la vittima.
Undici nomination e tre Oscar vinti (per soggetto e sceneggiatura, scenografia e colonna sonora) per questo che è uno dei più crudeli film su Hollywood e che forse non si discosta molto da quello che succede alle star di oggi sulle colline di Los Angeles. Gloria Swanson era effettivamente una diva ormai caduta nell'oblio con l'avvento del cinema sonoro: il film che viene proiettato nella villa "Queen Kelly" era stato diretto proprio dal "maggiordomo" Von Stroheim con lei come protagonista.
Piccole chicche le presenze in casa della diva in declino: Buster Keaton e Cecil B. De Mille.
Una storia vera
Alvin Straight, 73 anni, vive a Laurens, in Iowa, con la figlia Rose. Saputo che il fratello Lyle è stato colpito da infarto, decide di intraprendere un viaggio attraverso l'Iowa e il Wisconsin, passando il Mississippi, a bordo di un ... tosaerba del 1966! Il fratello ha interrotto i rapporti con lui da molti anni e ora teme di non avere più il tempo di riappacificarsi. Dopo sei settimane e vari incontri ed imprevisti, riuscirà a raggiungere il fratello.
Il film è basato su una storia vera, accaduta nel 1994, proprio a Laurens nell'Iowa. Chi pensa che David Lynch sia famoso solo per "Twin Peaks" o "Velluto Blu" o "The Elephant Man" si stupirà nel vedere questo piccolo semplicissimo film così diverso dai suoi film più noti.




















