mercoledì, giugno 22, 2005

Passaggio per il paradiso

Passaggio per il paradiso

Ho assistito quest'anno al concerto del Pat Metheny Group al Castello di Udine, per la presentazione del loro ultimo lavoro “The Way up” e questo mi ha fatto tornare in mente un dolcissimo e poco visto film “Passaggio per il paradiso” girato da Antonio Baiocco nel 1996, dove la colonna sonora era stata curata interamente dal mitico Pat.
La trama si direbbe semplice e banale.
Renato, un cinico ed ambiguo detective, si è ormai abituato al suo lavoro: pedina coppie clandestine, fotografa gli adulteri di ambo i sessi e intercetta telefonate.
Scrupoloso e preciso, ma anche un solitario deluso.
Mentre lavora sulle piste di una coppia nella riviera romagnola, accetta di prendere in automobile Martha, una italo-americana attempata e un po' svanita, appena fuggita dal cronicario dove un figlio ed una figlia ingrati l'hanno fatta ricoverare, per godersi una grande e bella casa, che Martha adora (vi è nata e cresciuta fin da bambina) e dove vuole assolutamente tornare per morire fra quelle mura.
L'incontro è fatale per l'investigatore poiché si stabilisce uno strano rapporto fra i due estranei: lei lo rimprovera scandalizzata per la sua attività squallida e anche un po' umiliante ("ma legale") e lui perde il suo tempo nella difficile ricerca di quella mitica villa su strade sbagliate, data la memoria altalenante di Martha, finendo persino impantanato in un bosco presso un laghetto.
Poco a poco, però, i due comunicano: Renato scopre il mondo dell'anziana donna (che dopo la morte del nonno amatissimo, vide una notte apparire nel suo parco un maestoso cervo poi scomparso nel nulla) e rimane colpito dall'egoismo e dalla mancanza di pietà manifestati dai figli di Martha.
Per lui, così avvezzo al realismo della vita e ai tanti squallidi eventi dei suoi clienti, quelle storie tra il fantastico ed il magico, mescolate come sono al realismo dei fatti esposti, sortiscono imprevisti effetti.
Lui e l'anziana donna, in fondo amaramente sola, hanno imparato a conoscersi, vagabondando su strade ignote. Ma la villa di Martha, naturalmente, esiste. Nella causa a lei intentata dai figli, Renato, chiamato a deporre, lo fa in favore di lei.
Tempo dopo, l'immaginazione consente a Renato una visione: penetrato a notte nell'ospizio, egli vede il letto vuoto che era dell'amica, poi la sua persona, seduta come "in attesa" nel parlatorio e infine - nella sua casa - il maestoso cervo uscito dal bosco, venuto a prenderla per accompagnarla in Paradiso.
Da qui il significato del titolo.
Passa rarissimamente per la tv, gli interpreti sono Tchéky Karyo (Renato) e Julie Harris (Martha).
Un consiglio: non lasciatevelo sfuggire oppure videoregistratelo.

E per chi non conoscesse Pat Metheny ed è appassionato di cinema consiglio solo alcuni tra i molti film la cui colonna sonora è stata composta da Pat e Lyle Mays:
· SOTTO TIRO (1984): nel film con Gene Hackman e Nick Nolte, la colonna sonora è di Jerry Goldsmith, ma Metheny appare come solista con la London Symphony Orchestra.
· FANDANGO (1984): nel film girato da Kevin Reynolds, con un giovane Kevin Costner, ci sono circa 9 minuti di musica tratta dall’album di Pat Metheny e Lyle Mays “As Falls Wichita, So Falls Wichita”, nella famosa scena del fandango tra Kevin Costner e la neosposa Suzy Amis.
· IL GIOCO DEL FALCO (1984): nel film girato da John Schlesinger, con Timothy Hutton e Sean Penn, oltre al tema principale “This is not america” di David Bowie, le musiche della colonna sonora sono state composte e arrangiate da Pat Metheny and Lyle Mays.

mercoledì, giugno 08, 2005

Addio Mrs. Robinson

Anne Bancroft

Il cinema mondiale piange la scomparsa di Anne Bancroft.
L'attrice, famosa soprattutto per aver recitato nel ruolo di Mrs. Robinson nel leggendario film “Il Laureato”, si è infatti spenta dopo una lunga malattia, all'età di 73 anni.
A darne la notizia è stato il marito della donna, l'attore e regista Mel Brooks, al suo fianco da oltre 40 anni.
La Bancroft, nata nel 1931 a New York nel Bronx, da una famiglia di immigrati italiani (il suo vero nome era Anna Maria Italiano), è stata un'attrice di grande talento, con quattro nomination agli Oscar e una vittoria per la sua interpretazione della maestra della ragazza cieca nel celeberrimo film “Anna dei Miracoli”.
A tutto questo vanno aggiunti i successi anche nel teatro e nella televisione, che gli sono valsi altri grandi riconoscimenti.
Ma, anche suo malgrado, Anne viene e verrà ricordata soprattutto per il ruolo della ricca amante di Dustin Hoffman proprio ne “Il Laureato”, un film che ha fatto epoca, sia dal punto di vista della tematica, scottante per l'america perbenista degli anni '60, sia per l'indimenticabile colonna sonora firmata Simon & Garfunkel.

martedì, maggio 10, 2005

Man on the moon

Man on the moon

Andy Kaufman, considerato uno degli artisti più innovativi, eccentrici ed enigmatici degli anni settanta, era un comico poco conosciuto da noi, interprete di una sit-com “Taxi” assieme ad alcuni giovani attori poi diventati famosi, come Danny De Vito. Il film è una sua biografia: dalle prime performance nella cameretta da letto, agli esordi nei bar e locali di New York, fino all’incontro fortunato a Los Angeles con George Shapiro, agente famoso ad Hollywood.
Andy era un artista particolare, non il classico comico come John Belushi: magistrale nel raggirare il pubblico, Kaufman riusciva a provocare fragorose risate, gelidi silenzi, lacrime o schiamazzi, era capace davanti ad un pubblico adorante di rifiutarsi di imitare Elvis Presley o Latka, abitante dell’isola Caspia, ma di leggere (in versione integrale!) il Grande Gatsby di Fitzgerald. Ha sempre optato per scelte ardite nel fare audience: scene mute, incontri di wrestling contro sole donne, e l’esibizione di un suo alter-ego, Tony Clifton, cantante scurrile e arrogante quanto Andy era tenero e simpatico.
Come John Belushi anche Andy è venuto a mancare troppo presto: il film riassume anche i tentativi di cura mediante la medicina olistica o il chirurgo (?) a Manila, nelle Filippine, ultimo tragico tentativo per arginare il tumore al polmone che l’ha portato alla morte a soli 35 anni.
Andy nel film è interpretato da Jim Carrey, bravissimo nelle parti comiche come in quelle drammatiche. Ottima colonna sonora, curata dai R.e.m. che già avevano dedicato a Andy il singolo "Man on the Moon" e replicano qui con "The Great Beyond".

martedì, maggio 03, 2005

Green Card - Matrimonio di convenienza

Green Card

Lui è francese, musicista in crisi di ispirazione, che si arrabatta a fare lavori saltuari come cameriere in quel di New York e ha un disperato bisogno di una green card, senza la quale i cittadini stranieri non possono vivere e lavorare negli Stati Uniti.
Lei è americana, appassionata di botanica, fidanzata non molto convinta di esserlo, e vorrebbe tanto affittare un appartamento meraviglioso a Manhattan, ideale per lei perché contiene una serra, ma i proprietari intendono affittarlo solo ad una coppia sposata.
Come risolvere questi due problemi? Semplice! Con un matrimonio di convenienza: grazie ad un amico comune, lui incontra lei davanti all’incaricato del municipio, pronunciano le frasi di rito, si scambiano gli anelli, e il gioco è fatto. Ognuno poi prende la sua strada, lui per l’ennesimo ristorante, lei per il suo magnifico appartamento a piantare crochi e roseti.
Ma… c’è un piccolo piccolo problema: due incaricati dell’Ufficio Immigrazione si presentano a casa di Bronte (Andie McDowell), novella sposina, per chiedere alcune informazioni a lei e al marito George (Gerard Depardieu) e per verificare se effettivamente vivono assieme, e così i due sono costretti a vivere insieme alcuni giorni per imparare a memoria una storia accettabile sulla loro presunta vita coniugale, lasciando all’oscuro Phil, il fidanzato di lei, e i genitori della ragazza, capitati all’improvviso per una “visitina”.
George è un uomo corpulento, dai modi rozzi, con studi irregolari, ma possiede una grande sensibilità musicale e il suo sogno è fare il compositore, mentre Bronte è una raffinata intellettuale, appartenente alla buona società, insomma i due fanno faville assieme, litigano e discutono di tutto, ma soprattutto imparano a conoscersi, a stimarsi ed infine ad amarsi, pur non ammettendolo.
Purtroppo quello che sembrava un inizio di un vero matrimonio, viene rovinato dal nome di una crema per il viso “Monticello”, usata da Bronte, nome dimenticato da George durante il colloquio davanti agli ispettori dell’Ufficio Immigrazione.
Quando egli viene arrestato per essere rispedito in Francia, Bronte lo raggiunge piangendo, e i due si abbracciano e si baciano appassionatamente. Sembra certo che presto saranno effettivamente marito e moglie.

Di questo film amo: Gerard Depardieu (attore sensualissimo) e Andy McDowell (bellissima testimonial di L'Oreal), l'appartamento (mitica la serra all'interno), la musica di Mozart (Concerto in C per flauto e arpa) e le canzoni di Enya.

sabato, aprile 23, 2005

La febbre

La febbre

Mario Bettini, un ragazzo normale, pieno di idee ma senza i soldi per realizzarle, vorrebbe, come molti, aprire un locale assieme agli amici ma, come pochi, è disposto a soffrire per raggiungere il suo scopo: sa che dovrà accettare un momento di "vita provvisoria" in attesa di iniziare a vivere quella dei suoi sogni.
E' così si ritrova a lavorare come impiegato comunale in quel di Cremona, affiancato ad un collega prossimo alla pensione, e costretto a scoprire che la realtà lavorativa non è quella che si era immaginato: lui così pieno di entusiasmo, acuto e sincero, viene visto con sospetto, guardato con invidia e come fosse una malattia - una febbre - da allontanare prima che arrivi a contagiare qualcun altro.
Ma nello squallore della disillusione, tra bassi profili e meschinità, c'è spazio per un po' di luce, c'è Linda, calabrese che per pagarsi gli studi fa la cubista in un locale.
Fabio Volo ha già lavorato con il registra D'Alatri in "Casomai" e direi che non è male come attore, pur essendo alle prime esperienze; bellissima e solare Valeria Solarino che interpreta Linda: nel complesso un bel film che rispecchia - ahimè troppo bene - gli ambienti degli uffici pubblici.
Imperdibile e bellissima la colonna sonora, con tantissime canzoni dei Negramaro, gruppo emergente con all'attivo due album, grazie al fiuto di Caterina Caselli.
Film da vedere per discuterne poi tra amici.

domenica, aprile 10, 2005

Il miglio verde

Il miglio verde

Paul Edgecomb, anziano sovrintendente del braccio della morte in un carcere nel sud degli States, racconta a un'amica l'incredibile vicenda di cui fu protagonista, nel 1935, il prigioniero John Coffey, condannato alla pena capitale per l'omicidio di due bambine. Dotato di poteri soprannaturali, John farà "vedere" con altri occhi ad Edgecomb il "miglio verde", il tratto di linoleum verde che separa le celle dalla sedia elettrica.

Può un topolino rubare la scena a un attore come Tom Hanks, 2 premi Oscar all'attivo? In questo film sì!
Il regista Darabont ritorna a girare una film di genere carcerario (dopo "Le ali della liberta'") e tratto sempre da un testo del re dell'horror Stephen King.
Il gigantesco Michael Clarke Duncan, Coffey nel film, è stato guardia del corpo e attore tv, qui è al suo primo ruolo importante, mentre Edgecomb anziano è interpretato da Dabbs Greer, al suo centesimo film sul grande schermo.

Nella società degli uomini

Nella societa' degli uomini

Chad e Howard sono due "colletti bianchi" di una grande azienda. Recentemente abbandonati dalle rispettive fidanzate e terribilmente frustrati sul piano professionale, durante uno stage di sei settimane in una succursale dell'azienda, si confidano le loro insoddisfazioni. Decidono così di vendicarsi dei torti subiti giocando ad un crudele "gioco": sedurre una ragazza per poi umiliarla quanto più possibile e ridere di lei.

La malcapitata vittima di questo sadico complotto è una donna bella ma sordomuta. Lo scherzo si trasforma pian piano però in una violenta e subdola lotta di potere tra i due, per determinare la propria supremazia su questa povera donna a cui verranno inflitte le peggiori crudeltà.

Cattivo, misogino, crudele, bastardo, è comunque un film da vedere, ha scatenato inevitabilmente dibattiti accesi per la messa in scena.
Bravi gli attori: Chad è Aaron Eckart, visto in Erin Brockovich con Julia Roberts, Stacy Edwards, la vittima sordomuta, ha lavorato in una classe per non udenti e ha imparato il linguaggio dei segni.

Il paziente inglese

Il paziente inglese

Guardando questo film mi sono innamorata del... meraviglioso guardaroba di Kristin Scott Thomas! E sì, il conte Lazslo de Almasy (Ralph Fiennes) mi sta anche un po' antipatico, con quell'aria così sicura e strafottente di eroe che con il proprio aereo precipita nel deserto nordafricano sopravvivendo miracolosamente. Di lui si prende cura una dolce infermiera canadese Hana (una bravissima Juliette Binoche) che lo nutre, gli somministra morfina per attenuare il dolore delle ferite (dell'anima?) e delle piaghe che ricoprono tutto il suo corpo. E gli legge un libro che lo riporta con piacevoli ma anche dolorosi flash-back a quando conobbe Katherine (una bellissima Kristin Scott Thomas).
Atmosfere sospese per un'Africa che ti entra nel cuore per non abbandonarti mai più...

Candidato a 12 Oscar, ne ha vinti ben 9 e due Golden Globe. Nelle riprese appare anche l'Hotel des Bains di Venezia, come sede dello Shepheard's del Cairo.

venerdì, aprile 08, 2005

M il mostro di Dusseldorf

M il mostro di Dusseldorf

Germania, anni trenta, un uomo qualunque si aggira per le strade fischiettando, ma è ricercato dalla polizia e dal mondo della criminalità che, stranamente alleati, hanno deciso di catturare questo mostro, pedofilo assassino di bambini, figura tragica di ammalato incurabile che specchiandosi di spalle vede riflessa sulla schiena la lettera "M" (murder=assassino).

Il film non rivela la fine del colpevole, processato sommariamente dalla criminalità ma "liberato" dalla polizia, ma resta uno dei primi esempi di pellicola sonora in Germania, soprattutto per l'uso della musica, punto chiave della trama.

Il motivo fischiettato da Franz Becker (un grandissimo Peter Lorre) è tratto dalla suite del "Peer Gynt" di Edvard Grieg ed è grazie a questo dettaglio che un cieco riconoscerà il serial killer proprio per questa abitudine.

Non ho mai visto un film dove si fumi così tanto e continuamente, incessantemente, sia che si tratti dei criminali, sia che si tratti della polizia, sopratutto sigari, quasi a sottolineare ancor più la difficoltà nelle indagini per arrestare il pedofilo.

Pur essendo del 1931, lo trovo un film molto attuale, alla luce delle ultime notizie di cronaca.

Il cielo sopra Berlino

Il cielo sopra Berlino

Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), due angeli, scendono dal cielo sopra Berlino sulla città per osservare il comportamento degli umani, la loro disperazione, senza potere far nulla in realtà per salvarli. Alla fine Damiel si innamora di una bella trapezista dal cuore puro e per questo perderà la sua condizione di angelo.

"Sai, io credo che ognuno di noi abbia un angelo, un angelo sopra di sè, un angelo che sente quello che non si dice, ma se è così, allora non c'è segreto che resista un po', sanno di noi le frasi più violente, quelle che non usciranno...

Divini messaggeri di tutti i miei pensieri, all'infinita linea di confine voi, vicina vibrazione, un'altra piccola illusione all'infinita linea dei minuti e poi, è questione di tempo..." (da "Angeli" dall'album "Prima dell'alba" di Madreblu - 1997).

Dimenticate il remake "City of Angels" con Nicholas Cage e Meg Ryan, l'unico vero "angelo" è Bruno Ganz.

American Beauty

American Beauty

Lester Burnham ha superato i 40 anni e trascina un’esistenza monotona tra la sua villa da benestante, il lavoro di pubblicitario presso un giornale e la grigia vita familiare. Carolyn, la moglie, è interamente concentrata sulla sua carriera di agente immobiliare e Jane, adolescente, ha tagliato i ponti di dialogo con i genitori.

Fin qui sembra il classico film di contrasto generazionale tra quarantenni annoiati dalla vita moderna e figli con la voglia di scappare da una quotidianità asfissiante ma ...

"Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quando c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme ed è troppo, il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare, e poi mi ricordo di rilassarmi e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia e io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida piccola vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando ne sono sicuro, ma non preoccupatevi, un giorno l'avrete".

Questa è l'ultima battuta che riassume tutto il film, sopravvalutato o sottovalutato, decidetelo voi.

Come si fa a non apprezzare un attore come Kevin Spacey?

mercoledì, marzo 30, 2005

Ballroom - Gara di ballo

Ballroom gara di ballo

Perhaps perhaps perhaps ... Avete mai ballato una bachata? O una rumba? No? Dopo aver visto questo film sarete pronti ad iscrivervi a una delle tante scuole di ballo che ci sono in Italia e abbandonarvi ai passi ritmati del ballo latino-americano!
Il film è australiano, il regista è Baz Lurhmann, qualche anno prima di "Romeo+Juliet" e "Moulin Rouge", gli attori sono pressochè sconosciuti, ma la storia di questi due ballerini, lei goffa e bruttina, lui ribelle alle regole delle sale e innovatore della danza, è coinvolgente per le coreografie e per i personaggi di contorno, tutti impomatati e pieni di lustrini e bruciati dal sacro ardore per la "danza" nelle balere dei concorsi nazionali e regionali.

E allora via alle danze !!!

Hell's angels

Hell's angels

C'era una volta un multimiliardario texano industriale, rimasto orfano di padre alla giovane età di 21 anni, che vuole dedicarsi al cinema e si trasferisce a Hollywood e come produttore, oltre che regista come in questo caso, diventa una leggenda.

Sto parlando di Howard Hughes, aviatore, playboy, inventore, ingegnere, e altro ancora, che decise di girare questo film, inizialmente muto, arrivando a spendere la cifra iperbolica, nel 1929, anno della depressione statunitense, di 4 milioni di dollari, con incredibili riprese aeree e alcune scene in technicolor, novità di quei tempi.

Helen, la donna amata nel film dai due fratelli Roy e Monte, entrambi arruolati come piloti nei Royal Fighting Corps allo scoppio della prima guerra mondiale, è la semisconosciuta Jean Harlow, lanciata con questo film come nuova bomba sexy del cinema a stelle e strisce e prematuramente scomparsa a soli 26 anni.

Viale del tramonto

Viale del tramonto

Mentre il suo cadavere galleggia nella piscina di una villa, la voce fuori campo dello sceneggiatore Jillis (William Holden) ripercorre la storia della sua relazione con Norma Desmond (Gloria Swanson), anziana diva del muto che vive isolata con il maggiordomo (Eric Von Stroheim), immersa nel culto del passato e nella vana attesa di ritornare sul set. Jillis vuole scriverle una sceneggiatura e ne diventa il mantenuto, l'amante e infine la vittima.

Undici nomination e tre Oscar vinti (per soggetto e sceneggiatura, scenografia e colonna sonora) per questo che è uno dei più crudeli film su Hollywood e che forse non si discosta molto da quello che succede alle star di oggi sulle colline di Los Angeles. Gloria Swanson era effettivamente una diva ormai caduta nell'oblio con l'avvento del cinema sonoro: il film che viene proiettato nella villa "Queen Kelly" era stato diretto proprio dal "maggiordomo" Von Stroheim con lei come protagonista.

Piccole chicche le presenze in casa della diva in declino: Buster Keaton e Cecil B. De Mille.

Una storia vera

Una storia vera

Alvin Straight, 73 anni, vive a Laurens, in Iowa, con la figlia Rose. Saputo che il fratello Lyle è stato colpito da infarto, decide di intraprendere un viaggio attraverso l'Iowa e il Wisconsin, passando il Mississippi, a bordo di un ... tosaerba del 1966! Il fratello ha interrotto i rapporti con lui da molti anni e ora teme di non avere più il tempo di riappacificarsi. Dopo sei settimane e vari incontri ed imprevisti, riuscirà a raggiungere il fratello.

Il film è basato su una storia vera, accaduta nel 1994, proprio a Laurens nell'Iowa. Chi pensa che David Lynch sia famoso solo per "Twin Peaks" o "Velluto Blu" o "The Elephant Man" si stupirà nel vedere questo piccolo semplicissimo film così diverso dai suoi film più noti.

domenica, marzo 20, 2005

L'ultimo imperatore

L'ultimo imperatore

Ok, sono pronta, rilassata, concentrata.
Il film inizia, è di Bernardo Bertolucci, narra la vita straordinaria di Pu Yi, l'ultimo imperatore della Cina, dal 1908 agli inizi della rivoluzione maoista, passando per gli anni venti e trenta con Pu Yi playboy in esilio, fantoccio in mano agli invasori giapponesi ed infine prigioniero dei sovietici nel 1946. O almeno è quello che speravo di vedere perchè... arrivata alla "cacchina" imperiale, mi coglie un sonno pesante che non lascia scampo.
Ebbene sì, lo ammetto, "L'ultimo imperatore" è il film in assoluto che concilia il sonno più di ogni altro, sarà costato anche 33 milioni di dollari, tre anni di preparazione tra sopralluoghi, riprese e montaggio, 60 personaggi, 19.000 comparse, sarà anche un film indipendente dalle major, ma è così piacevole addormentarsi sulle sue splendide immagini...

Le iene

Le iene

Il boss Joe Cabot organizza con il figlio Eddie una rapina a un grossista di diamanti e per evitare complicazioni raduna una banda di sei professionisti a cui - per ragioni di segretezza - assegna dei nomi di comodo. Il colpo riesce, ma lascia dietro di sè una lunga scia di sangue, visto che i rapinatori trovano i poliziotti pronti ad aspettarli. E' evidente che qualcuno ha tradito, ma chi?
Potrebbe essere stato Mr. White (Harvey Keitel)?
Oppure Mr. Orange (Tim Roth)?
O ancora Mr. Pink (Steve Buscemi)?
O forse Mr. Blonde (Michael Madsen)?
O magari Mr. Blue (Eddie Bunker)?
Quentin Tarantino (Mr. Brown) debutta nella regia con questo film, girato in sole cinque settimane nella zona di Los Angeles, mietendo grande successo di critica al Festival di Cannes.
M I T I C A la resa dei conti tra i rapinatori.

La finestra di fronte

La finestra di fronte

"Lei deve pretendere di vivere in un mondo migliore ... io non ce l'ho fatta..."
Con queste ultime parole Massimo Girotti si congeda da Giovanna (Mezzogiorno) e dal mondo del cinema, nell'interpretazione di un deportato medaglia d'oro per aver salvato molti ebrei nella Roma del 1943 ne "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek.
La sua sola presenza, i suoi minimi accenni ed espressioni meritano la visione di questo film.

venerdì, marzo 11, 2005

Ricomincio da capo

Ricomincio da capo

La “Festa della marmotta” è una tradizione che esiste da più di due secoli in Pennsylvania e deriva dalla festa della Candelora e come ogni anno, il 2 febbraio, il meteorologo televisivo Phil (Bill Murray) si reca a Punxsutawney (località impronunciabile!) per sapere se la primavera sarà precoce o se continuerà ancora l’inverno.
Egocentrico e arrogante, Phil ha solo fretta e vuole tornarsene in città dopo il servizio.
Ma il destino ha in serbo per lui una sorpresa inquietante: il tempo si blocca e a ogni risveglio Phil si ritrova a vivere “il giorno della marmotta”, incontrare sempre le stesse persone, rivivere sempre le stesse situazioni.
Dopo essersi trasformato in irrefrenabile Don Giovanni, aver tentato più volte e inutilmente il suicidio, finalmente Phil utilizzerà l’eterno 2 febbraio per diventare un uomo migliore, più disponibile verso il prossimo, arrivando a conquistare la dolce Rita (Andie MacDowell).
E finalmente l’incantesimo si spezzerà.

Mi piace rivedere questo film perché ha quel senso di leggerezza e simpatia che ti fa vedere la vita con meno arroganza e ipocrisia: cosa farei se succedesse davvero?

C'era una volta in America

C'era una volta in america

Una tazzina di caffè, una charlotte russa con panna e ciliegina, una colonna sonora indimenticabile. "C'era una volta in America" è già dal titolo un film che fa allusione al tema della memoria. Si tratta della memoria storica del protagonista, che nel 1968 ritorna dopo trentacinque anni, oramai anziano, sui luoghi che lo hanno visto crescere e diventare, da piccolo teppista di periferia, uno spregiudicato gangster. Gli attori? Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, Treat Williams, Burt Young, Joe Pesci, William Forsythe e molti altri.
E’ il grande addio di Sergio Leone al cinema, una straordinaria alternanza di piani temporali per raccontare la fine di un'epoca, la fine di un'amicizia e la fine di un amore.
Alcuni eccessi di violenza disturbano, pur rappresentati in nome del realismo, ma il risultato finale è pura poesia.
Lo sto rivedendo in DVD (due dischi con contenuti speciali), ma ahimè non ho trovato Robert De Niro doppiato come sempre da Ferruccio Amendola, nè tantomeno le voci dei doppiatori della versione che trasmettono per tv. Che peccato!